Ci si prepara ad archiviare una stagione che non sarà annoverata tra le più rosee, Riccardo Russo, l’amministratore dei tesori che la famiglia Borromeo, fa il punto su quella che chiama con affetto la sua «fabbrica del Duomo», alludendo a un patrimonio che ha bisogno di cure e attenzioni infinite.Anche le Isole Borromee hanno risentito della crisi?
«Purtroppo sì, come tutti, specialmente nella prima parte della primavera, quando anche il maltempo ci ha penalizzati. E’ andata meglio a settembre, con lo spettacolo offerto dalle giornate che l’autunno sa regalare sul lago. Fortunatamente le Isole Borromee esercitano sempre il loro fascino che attira visitatori da tutto il mondo: questo ci fa sperare per il futuro».
Da alcuni anni si parla di prolungare la stagione turistica, posticipando la chiusura dei palazzi. E’ un progetto realizzabile?
«C’è un limite oggettivo: il clima. I giardini tra pochi giorni saranno “smontati”, con dei tunnel di serre che proteggeranno le piante. E’ un’esigenza della natura, per essere splendidi in primavera i nostri tesori botanici in inverno devono essere ritirati e protetti. Si potrebbe prolungare l’apertura di qualche giorno, ma non certo di mesi. Già inizia a fare freddo».
Negli ultimi mesi avete lavorato molto anche per rilanciare la rocca di Angera. Quali sono gli obiettivi?
«La rocca di Angera è un gioiello che va scoperto. Dal punto di vista architettonico, perché è perfettamente conservata, e da quello del paesaggio, in cui si incastona a meraviglia. Stiamo lavorando per recuperare il giardino medievale, il primo voluto dalla famiglia Borromeo sul lago. L’obiettivo è di creare un “filo verde” che unisca tutti i giardini Borromei. Spero che presto avremo novità anche per la riapertura del parco della Rocca di Arona, grazie soprattutto all’ottimo lavoro degli Amici della Rocca, il progetto sta andando avanti».
A che punto è il recupero dei Castelli di Cannero?
«I lavori, come è sotto gli occhi di tutti, procedono. I tempi però saranno lunghi. Noi stiamo andando avanti, continuando a dialogare con la Sovrintendenza e con gli enti locali. Come in tutti gli interventi di questo tipo, ci sono momenti in cui si procede più veloci e altri in cui si rallenta».
(Da Art. di Maria Elisa Gualandris su La Stampa)
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