
Comunità senegalese in festa, nei giorni scorsi a Stresa, per la visita di
Abdou Fatah Mbackè, autorità spirituale e amministrativa senegalese. «E’ stata una grande soddisfazione per noi riuscire ad organizzare un incontro con il sindaco di Stresa Canio Di Milia», commenta Modou Kabir Mbaye, residente nella città borromea da molti anni. Mbackè ha chiesto informazioni a Di Milia sul comportamento dei suoi compatrioti, ottenendo ampie rassicurazioni. Come conferma Kabir Mbaye, che lavora in albergo come molti suoi connazionali, «noi ci sentiamo ormai stresiani. Viviamo qui da molti anni e siamo ben accolti, tanto che
quasi ci si dimentica di essere immigrati». E aggiunge: «Abdou Fatah Mbackè ci ha anche ricordato l’importanza del lavoro e del rispetto delle leggi». La comunità senegalese di Stresa è composta da circa 25 persone, arrivate nella cittadina borromea nel corso degli anni sull’onda del passaparola: «Ogni anno torniamo in Senegal per due o tre mesi, nel periodo di chiusura degli alberghi - spiega Kabir Mbaye - ma amiamo Stresa e ritorniamo ad ogni stagione». La stragrande maggioranza di loro arriva da Taif, una cittadina a 25 chilometri da Touba, sede della più importante moschea dell’Africa occidentale e luogo dove Abdou Fatah Mbackè, discendente del fondatore Amadou Bamba, esercita la sua autorità sia morale che religiosa.
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